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Teatro ad Asti
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"È la deformità delle nane che abbiamo scelto per rivelare la bellezza dell'anima. Nello spazio chiuso in cui gli uomini le costringono, le figlie di Bemarda aprono la breccia del sogno e dell'amore" Antonio Dìaz-Floriàn
Prendi questo nel caso mi succedesse qualcosa...
Prima di partire per Granada, nel luglio 1936, Federico Garda Lorca lasciò scivolare nella tasca del suo amico Nadal le pagine di un manoscritto dicendogli: Prendi questo, nel caso in cui mi succedesse qualcosa.
A quell'epoca le passioni politiche erano quanto mai esacerbate : attentati, assassinii, complotti, scioperi, tutto ciò si scatenava tanto a destra quanto a sinistra. Lorca aveva deciso di raggiungere la sua famiglia a Granada, benché la città fosse minacciata dai militari in rivolta contro la Repubblica.
Il Poeta aveva appena terminato una nuova pièce, La Casa di Bemarda Alba, che aveva letto agli amici nel mese di giugno.
Due mesi più tardi, il 18 agosto, fu giustiziato dai nazionalisti, e Nadal, sconvolto, scoprì che il manoscritto racchiudeva l'ultimo capolavoro dell'amico.
White Lux: è da un susseguirsi di soli, duetti, trii e ensemble, che parte la serata, su musiche elettroniche di Orbitai, Autechre e Lilith.
Una scarica di adrenalina ed elettricità, invade il corpo dei danzatori, creando un nuovo vocabolario che parte dal balletto classico, sviluppandosi poi in un'audace rivisitazione contemporanea.
Black Lux: balletto dal sapore mistico, creato sulle note del compositore estone Arvo Pàrt. I danzatori si muovono con audace armonia in continua esplorazione di spazio e possibilità di movimento, avvolti da tutine trasparenti nere. Sensuale, carnale, la coreografia coinvolge per la sua circolarità e profonda intimità.
"Le canzoni del clan sono le canzoni di un'Italia giovane, di nuovo giovane, che guardava altrove e a se stessa anche nelle canzoni, In queste canzoni, tenere ed urlate, scritte da autori vari ed arrangiate dal migliori per essere cantate da tutti, Insieme al molleggiato e a Don Backy, Insieme agli amici. Canzoni danzate e sussurrate che cantiamo, diversamente, anche oggi per appartenenza e desiderio, per curiosità e gusto di una memoria viva e sorprendente".
Adriano Celentano è cresciuto in un periodo di grandi trasformazioni culturali e sociali, ha coltivato un terreno compositivo ampio e fertile manifestando sempre un profondo senso di impegno civile, a volte con modi un po' criptici e misteriosi.
Oltre ad essere stato un grande interprete e compositore, Celentano è stato il catalizzatore di un piccolo gruppo di artisti che ha tracciato un'impronta profonda nella storia della musica italiana. Il Clan ha adattato il rock di Elvis Presley e il soul di Wilson Pickett e Ben King al sound italiano. Ha prodotto canzoni impegnate e riflessive e canzoni leggere e di disimpegno.
Il Clan era una grande fucina di artisti e ha sicuramente aperto una nuova strada per la canzone italiana. Al suo interno si muovevano personaggi come Don Backy e Ricky Gianco. E insieme a loro muoveva i primi passi quello che sarebbe diventato uno dei più incredibili artisti della storia della musica in Italia, Demetrio Stratos.
Il pubblico ritroverà le canzoni che hanno fatto la storia, da "Una carezza in un pugno" a "Storia d'amore", così come "Azzurro", "Stai lontana da me", "Sognando", "Sei rimasta sola" e "Sotto le lenzuola" e tante altre.
Per la prima volta L’Insostenibile leggerezza dell’essere, il famoso romanzo di Milan Kundera, viene portato in teatro.
Un medico chirurgo di successo e donnaiolo Incontra una cameriera autodidatta con un grande amore per i libri e per il suo paese: la Boemia. La ragazza gli sconvolgerà la vita e cercherà di farlo rinunciare alle sue amicizie erotiche. Ma un nemico ben più grande adombra il loro matrimonio: la Russia che nel ‘68 Invade Praga con i carri armati e ne soffoca il sogno libertario. La popolazione cecoslovacca è divisa in due: spie e spiati; le intimità violate, le carriere distrutte.
Un professore universitario e una sua allieva portano per mano lo spettatore nelle vicende praghesi, e con simpatia e umorismo fanno capire l’importanza dell’esercizio del pensiero.
“Ho ambientato la vicenda in un labirinto. L’appartamento di Tomas, la stessa Praga sono un dedalo da cui non c’è via d’uscita. Tereza e Tomas si muovono nel poderoso allestimento di Nicola Rubertelli come topi in gabbia, spiati e costretti in un percorso obbligato, quello del regime stalinista, che censura ogni movimento. Frontiere sbanate, mezzi d’informazione che diventano mezzi di disinformazione, scuole chiuse, intellettuali in galera o sottoterra. Questa è la punizione per quella bellissima città che con la sua “Primavera” stava cercando di riportare il socialismo verso gli ideali di umanità sotto cui era nato. La scelta delle musiche è una protesta d’identità di una nazione; da Dvorjac e Janacech ai canti popolari oppone alla coercizione russa le tradizioni ceche e i suoi grandi compositori. Così quella libertà di parola negata da una parte riaffiora dall’altra in un quartetto d’archi, in un notturno, in una danza slavonica. I personaggi del Professore e dell’Allieva non sono presenti nel romanzo di Kundera ma, sotto la forma di un moderno dialogo di Platone, incarnano il suo pensiero filosofico, e danno voce a certi avvenimenti dell’epoca che mi è sembrato importante ricordare. L’esercizio del pensiero è il più grande strumento di libertà che abbiamo.
Non lasciamo che la dittatura, quella esplicita di un regime militare, o quella subdola di un dolce imbarbarimento progressivo, ci tolga ogni facoltà di pensare”. (Marina Thovez)
Un talento universalmente riconosciuto abbinato ad un’esperienza professionale di spicco sono le chiavi della fama intemazionale di Roberto Herrera. Sulle note della musica del famoso Decarisìmo Quinteto, Herrera e la sua straordinaria compagnia, presenteranno un nuovo spettacolo dove l’irresistibile eleganza, sensualità e seduzione del tango si fonde armonicamente con la forza del folclore argentino.
I suoi ballerini sono ciò che di meglio Buenos Aires ha da offrire tra i giovani talenti della danza. Il tango è una passione che hanno vissuto e perfezionato fino a fame una professione, calcando i principali teatri di tutto il mondo.
L’Ensemble Berlin nasce per iniziativa di Christoph Hartmann, oboista dei Berliner Philharmoniker, e di un gruppo di solisti della grande orchestra tedesca. Il debutto avviene in occasione del Landsberger Sommermusiken, un festival musicale estivo creato e diretto a tutt’oggi dagli stessi musicisti dell’ensemble e che ospita regolarmente alcune fra le migliori formazioni cameristiche tedesche ed europee. Dopo il grande successo di pubblico e di critica fatto riscontrare al festival Landsberger Sommermusiken i musicisti dell’Orchestra dei Berliner Philharmoniker hanno deciso di esibirsi come Ensemble Berlin anche al di fuori della loro rassegna.
Così, dal 1999 ad oggi l’ensemble ha effettuato numerosi concerti, esibendosi nei più importanti festival e sale da concerto d’Europa. Il repertorio del gruppo, vista la duttilità e l’eccellenza tecnica dei musicisti, è quanto di più aperto si possa immaginare e prevede, oltre al repertorio cameristico classico e alla musica del periodo barocco, l’esecuzione di adattamenti musicali, pot-pourris strumentali, romanze da salotto
Holly è una ragazza estroversa, molto sofisticata e con qualche scheletro nell’armadio; vive a New York frequentando l’alta società e party esclusivi, sognando di sposare un miliardario per potersi permettere i preziosi della grande gioielleria Tiffany, per la quale ha una sorta di venerazione. Nel suo palazzo abita Paul, un giovane scrittore, che per mantenersi frequenta una donna più grande che gli permette di continuare a rincorrere il sogno del “romanzo perfetto”. I due si incontreranno e si scopriranno a vicenda mettendo in luce le rispettive debolezze, come la depressione e l’instabilità che minano il magico mondo creato ad arte da Holly per sfuggire alla sin troppo cruda realtà...
“Holly è una cover girl arrivata a New York, un po’ lolita cresciuta, un po’ traviata; intorno a lei ruotano molti personaggi del mondo un po’ ridicolo e patinato dell’East End newyorkese: un agente di Hollywood, un mafioso italoamericano, il proprietario di un bar, ricchi diplomatici brasiliani.... Lei vive in una modesta casetta dell’East Side popolata da una fauna artistica al limite della sopravvivenza e della trasgressione. Tutti sono un po’ innamorati di lei che sembra attraversare la vita in punta di piedi: il suo passato, il primo marito, la sua attività di prostituta, le sue feste sgangherate. Ma Holly ha una grazia innata e per tutti “è in transito”. Nessuno la può fermare, catturare o dire che appartenga a lui. Suo contraltare nella drammaturgia è lo scrittore William Parsons (forse un Truman Capote giovane) timido, impacciato, che subisce il suo fascino e la considera sua fonte di ispirazione. Trascinato da Holly a conoscere e vivere la grande New York, William con l’amico confidente Joe Bell, è la nostra guida fra le pagine del testo teatrale. L’atmosfera è sempre sottile, frizzante, un alito di freschezza soffia in quasi tutte le situazioni ma i personaggi hanno dei chiaroscuri nella scrittura di Adamson/Capote; ritroviamo Holly con la sua nostalgia per il fratello, le sue passioni per New York, la ricerca del suo posto nel mondo e soprattutto la gioielleria Tiffany dove si sarebbe sentita protetta e al sicuro. Tutti, insomma, sono disposti a dire “ti amo” ad Holly ma è lei che non sembra disposta ad aprire il suo cuore . Naturalmente tutto nel nostro spettacolo sarà allusivo; non cercheremo di riprodurre la realtà - a partire dalla scena di Gianni Carluccio - ma solo di far rivivere la favola della bella e umbratile Holly che non può appartenere a nessuno perché potrebbe stabilirsi e comprar mobili solo se potesse trovare un posto come Tiffany dove potersi sentire a casa... ma senza brillanti però, perché prima dei quarantanni fanno volgare!” (Piero Maccarinelli)
Torna Raul Cremona: un po’ incantatore, un po’ attore, un po’ commediante, un po’ ciarlatano... ma soprattutto mago!
Eccolo riapparire per raccontarci del suo primo incontro con la magia e il palcoscenico, portandoci per mano in un mondo fatto di giochi, macchiette, boutades, canzoni e stralunati personaggi con il suo cilindro pieno di magie e incanti.
Storie di imbroglioni e imbonitori nati da quel teatro povero di cui è figlio eccellente.
Uno spettacolo che diventa un percorso a ritroso nella storia di Raul Cremona: la sua personalissima collezione di tutto ciò che apparteneva ai maghi di un tempo, tentativo magico di ricostruire il passato.
E quando il sipario cala, torna ancora una volta per regalarci un ultimo sorriso e rivelarsi per come lo conosciamo tutti: un moderno istrione.
La Bottega del caffè è uno dei testi capitali di Carlo Goldoni, che nei tempi ha suscitato riletture complesse, come quella di Rainer Werner Fassbinder. L’idea del progetto è quella di una scrittura nuova, che, senza tradire la scansione, i temi e le “battute” micidiali del testo originale, parli la lingua di un oggi sfuggente e eccessivamente mediatico. Una rilettura per una compagnia di cinque attori: che ripercorrano tutta la vicenda, in una scrittura, firmata da Luca Scarlini, per la regia di Beppe Rosso.
Gli intrighi e le vicende del testo sono poi, senza forzature o ricerche di un’eccessiva collimazione con la contemporaneità, quelle del gossip che oggi impera tutto schiacciando e distruggendo. Don Marzio davvero è l’antesignano dei mille delatori, che oggi stabiliscono un proprio potere nella quantità di persone prese di mira con rivelazioni più o meno scottanti, in un gioco perverso, in cui spesso davvero risulta difficile discernere chi sia vittima e chi carnefice, in un teatrino orrendo, che tutto avvolge.
E rilevando dal testo goldoniano ciò che già contiene: i personaggi femminili, apparentemente deboli, che rivelano una concretezza estrema e quasi “salvifica” in contrasto con i ruoli maschili dediti unicamente al gioco e al corteggiamento.
Il gioco d’azzardo è infine la metafora principale e intorno a un vasto tavolo verde si gioca il destino di una serie di personaggi che disperatamente cercano una propria autenticità, non riuscendo a togliersi di dosso le incrostazioni di un vivere sociale che si basa soprattutto sul controllo, occhiuto, di tutti contro tutti, mentre un portavoce si assume il compito di velenoso cantastorie di un mondo in bilico tra farsa e tragedia.

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Per informazioni:
Biglietteria Teatro Alfieri di Asti tel 0141.399057

