San Bernardo di Chiaravalle

Omelie sui Santi

I Sermoni per l’Assunzione

Patrologia Latina 183 p. 429

Traduzione in:
https://digilander.libero.it/undicesimaora/ARCH_BIBLIO/Bernardo_Assunzione.pdf
pp. 32-49

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Domenica fra l’ottava dell’Assunzione della Vergine340

Nel cielo apparve un segno grandioso:
una donna vestita di sole,
e la luna sotto i suoi piedi,
e sul capo una corona di dodici stelle
.
(Ap. 12, 1).

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/33/

1. Uomo e donna cooperano alla redenzione

1. Fratelli carissimi, un uomo ed una donna, da soli, ci hanno arrecato un danno davvero incalcolabile; ma, grazie a Dio, tutto è stato riparato per mezzo di un altro uomo e di un'altra donna, e, per di più, con maggiore abbondanza di grazie. Il dono, infatti, non è come la caduta341; la grandezza del beneficio successivo supera grandemente la valutazione del danno arrecato. E così il nostro sapientissimo artefice non ha infranto il vaso incrinato342, ma lo ha più utilmente rifatto da capo a fondo; ha formato per noi dall’antico un nuovo Adamo, /34/ ed ha trasformato Eva in Maria.

Certo, Cristo ci poteva veramente bastare, difatti tutta la nostra capacità viene da Lui343; ma non era bene per noi che l’uomo restasse solo344. Era più conveniente che ambedue i sessi cooperassero alla nostra restaurazione, così come entrambi avevano concorso alla nostra rovina.

“L’uomo, il Cristo Gesù è un mediatore fedele e potente tra Dio e gli uomini345, ma gli uomini avrebbero guardato con timore alla sua divina maestà. La sua umanità, infatti, appare come assorbita nella divinità; non che sia cambiata la sua sostanza, ma la sua capacità di affezione è deificata. Non viene esaltata solo la sua misericordia, viene esaltato anche il giudizio346, perché anche se ha imparato la misericordia da ciò che ha sofferto347 per diventare misericordioso348 tuttavia possiede anche il potere di giudicare. E infine: Il nostro Dio è fuoco che consuma349Non dovrebbe temer il peccatore di avvicinarsi a lui? Come si scioglie la cera al calore del fuoco così perisca il peccatore davanti al volto di Dio!350

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2. Eva – Maria, Mediatrice

2. E così la stessa donna benedetta fra le donne351 non sembrerà inutile, e ci sarà proprio per Lei un posto in questa riconciliazione. Abbiamo bisogno di un mediatore presso questo Mediatore, e nessuno ci sarà utile più di Maria.

Troppo crudele fu Eva352, per mezzo suo l’antico serpente inoculò il suo mortale veleno anche nell’uomo; ma ci fu fedele mediatrice Maria, che proporzionò agli uomini ed alle donne l’antidoto della salvezza. L’una fu strumento di seduzione, l’altra di riconciliazione; la prima istigò alla ribellione, la seconda accelerò la redenzione.

Come potrebbe trepidare l’umana fragilità davanti a Maria? Niente di austero o di terribile vi è in Lei: è tutta soavità e a tutti offre latte e lana. Ripensa con attenzione a tutta /35/ la successione di eventi che fanno la storia del vangelo, e se riuscirai a trovare in Maria qualche segno di rimprovero, di durezza, qualche segno anche leggero di indignazione, allora potresti guardarla con sospetto e temere di avvicinarla. Ma se invece la troverai piena di tutti gli atteggiamenti che le sono propri, piena piuttosto di ogni comprensione e gratuità, piena di mansuetudine e di misericordia, rendi grazie a Colui che ha provveduto per te con una comprensione piena di benevolenza una simile mediatrice, nella quale puoi avere piena fiducia..

Del resto Ella si è fatta tutta a tutti353; nella sua sovrabbondante carità si è fatta debitrice354 a tutti, ai sapienti e agli indotti. A tutti apre il seno della misericordia, perché tutti possano ricevere dalla sua pienezza355; il prigioniero la redenzione, l’ammalato la medicina, chi è triste la consolazione, perdono il peccatore; il giusto ne trarrà grazia, l’angelo gioia, tutta la Trinità ne riceverà gloria e la Persona del Figlio troverà in Maria la sostanza della carne umana, così che non vi sia chi si nasconda al suo calore356.

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3. Maria, la donna vestita di sole

3. Non credi tu che sia proprio Lei la donna vestita di sole357? L’insieme della visione profetica dimostra che questo segno è da capire e applicare alle condizioni presenti della chiesa, ma sembra proprio che lo stesso segno si possa attribuire convenientemente a Maria. È proprio Lei, infatti, che si è rivestita come di un altro Sole.

Come il sole di questo mondo creato sorge indistintamente sui buoni e sui cattivi358, così anche Maria, non si mette a far distinzione in base ai meriti precedenti, ma si mostra accessibile, a tutti si offre a tutti piena di bontà, e ha compassione delle necessità di tutti con un affetto senza limiti. Lei infatti è superiore ad ogni mancanza, e su tutto ciò che sa di fragilità o di corruzione si erge Ella a vertiginose altezze, e tanto sorpassa ogni altra creatura, che ben può dirsi che la luna è sotto i suoi piedi359. Del resto non affermiamo niente di straordinario, dicendo che la luna è sotto i suoi piedi; crediamo infatti, senza /36/ esitare, che lei è stata esaltata al di sopra dei Cori degli Angeli e degli stessi Cherubini e dei Serafini360.

Il simbolo della luna indica normalmente non soltanto la debolezza della condizione di corruttibilità, ma anche la stoltezza dello spinto, e a volte indica anche la chiesa di questo tempo; significa la luna per la sua continua mobilità; indica la chiesa perché riceve d a un altro il suo splendore.

Ma sia nell’uno che nell’altro senso, con ragione può dirsi che la luna è sotto i piedi di Maria, ma c’è modo e modo di affermare questo: infatti si dice lo stolto cambia come la luna, mentre l’uomo sapiente rimane fermo come il sole361. Nel sole sono stabili, sia il calore che lo splendore; nella luna invece v’è soltanto lo splendore, ed anche questo è così mutevole ed incerto, che non resta mai nello stesso stato.

Con diritto, dunque, Maria viene presentata rivestita di sole, poiché penetrò al di là di ogni immaginazione nell’abisso profondissimo della divina sapienza, fino ad apparire immersa in quella luce inaccessibile362, quanto è possibile senza che ne patisse danno l’unità personale della sua condizione di creatura. Questo è il fuoco che purifica le labbra dei Profeti e che infiamma i Serafini363. Ma ben diversamente ha meritato Maria, non soltanto di essere come sfiorata da quel fuoco, ma di esserne piuttosto rivestita e circondata, come chiusa tra quelle fiamme.

È immacolato, pertanto, è il manto di questa donna, ma è anche ardente, perché è così fulgido tutto quello che in Lei vediamo, che nulla ci può apparire, non dico oscuro oppure tenebroso o di meno splendente, ma nemmeno qualcosa che sia tiepido o non ardente come fiamma di fuoco.

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4. La donna promessa fin dal primo annuncio del Vangelo

4. Ben al di sotto dei suoi piedi si trova ogni stoltezza, così che non c’è nessuna relazione tra questa donna e quelle che appartengono al numero delle donne insensate364 e con il gruppo delle vergini stolte365 Meglio ancora: anche il grande Insensato, il principe /37/ di ogni stoltezza, che variando come la luna366, perdette lo splendore della sua sapienza, giace ora, oppresso ed annientato, in una miserabile schiavitù, sotto i piedi di Maria.

È Lei, infatti, la donna promessa un tempo da Dio, che avrebbe schiacciato con la forza del suo piede il capo dell’antico serpente, e questi, con le sue molte astuzie, avrebbe tentato di mordere il suo calcagno367, senza riuscirvi. Lei da sola, infatti, ha sbaragliato la perversione di tutte le eresie.

Qualcuno pretendeva di dare per dogma che lei non avesse generato Cristo dalla sostanza della sua carne; un altro ribadiva che non lo aveva partorito bambino, ma che lo aveva trovato; altri ancora bestemmiava che, almeno dopo il parto, aveva avuto rapporti carnali con un uomo; un altro non sopportava di sentirla chiamare Madre di Dio, e con grande mancanza di fede metteva in ridicolo il grandissimo nome di Theotokos.

Ma coloro che la insidiavano sono stati infranti, coloro che volevano negarle l’onore sono stati schiacciati, chi la calunniava è stato smentito e tutte le generazioni la proclamano beata368.

Fin dall’inizio il drago, subito, per mezzo di Erode369 insidiò lei che stava per partorire, per divorare il Figlio appena nato, perché ci sarebbe stata inimicizia tra la discendenza della donna e la discendenza del drago370.

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5. Maria-Chiesa: Roveto ardente

5. Qualcuno preferisce applicare alla chiesa il simbolo della luna, perché non splende di luce propria, ma per la luce di Colui che dice: senza di me non potete far nulla371. Anche in questo caso però trovi la Mediatrice, espressa molto chiaramente, come poco fa ti abbiamo spiegato. Una donna rivestita di sole e la luna sotto i suoi piedi372. Baciamo le orme di Maria, fratelli carissimi, e con devotissima supplica prostriamoci a quei piedi beati tratteniamola, e non lasciamola andare, fino a che ci abbia benedetto373 poiché /38/ Ella è potente374

Come il vello si trova tra la rugiada e l’aia375, e la donna fra il sole e la luna, Maria è stata costituita tra Cristo e la Chiesa. Ma forse ti meravigli meno del vello coperto di rugiada, quanto che una donna sia rivestita di sole. C’è una grande familiarità e una meravigliosa vicinanza tra il sole e la donna. Come può però resistere una natura così fragile in una vampa di calore così ardente? Giustamente ti meravigli, santo Mosé, e desideri vedere più da vicino. Ma Togliti i sandali dai piedi376, e deponi i rivestimenti dei pensieri carnali, se desideri avvicinart Voglio avvicinarmi a vedere questo grande spettacolo377 Grande spettacolo davvero un roveto che arde, senza consumarsi378, un grande segno, una donna vestita di sole che rimane illesa dal fuoco.

Non appartiene alla natura del roveto, avvolto da ogni parte dalla fiamma, rimanere così ad ardere, senza consumarsi; non appartiene alla capacità naturale della donna tollerare un vestito di sole. Non appartiene alla potenza umana, ma neppure a quella degli angeli: è necessaria una potenza più alta: “Lo Spirito Santo, – dice – scenderà su di te. Ed è come se lei avesse risposto: “Lo Spinto Santo è Dio, e il nostro Dio è un fuoco divorante379 L’Angelo continua: “Non la mia potenza, non la tua, ma la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”380. Non c’è da meravigliarsi allora, da questo momento in poi, se sotto una simile ombra una donna abbia potuto sostenere un vestito di sole.

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6. Rivestita di Cristo

6. Una donna vestita di Sole. Davvero Vestita di luce, come da un manto381. L’uomo carnale non lo comprende. È una realtà così spirituale che gli pare una stoltezza382. Non sembrava così all’Apostolo che diceva: Rivestitevi di Nostro Signore /39/ Gesù Cristo383. Che familiarità c’è tra te e Lui, o Signora! Come gli sei vicina, anzi, quanto hai meritato di diventargli intima! Quanta grazia hai trovato presso di Lui!384. Egli rimane in te, e tu in Lui385. Tu lo vesti, ed egli ti riveste. Tu lo vesti con la sostanza della tua carne, ed egli ti riveste con la gloria della sua maestà. Rivesti il sole con una nube, e tu stessa ti rivesti di sole. Il Signore ha fatto una cosa nuova sulla terra, la donna ha cinto un uomo386, e proprio l’uomo di cui si dice: Ecco un uomo, Oriente è il suo nome387. Ha fatto anche una cosa nuova sulla terra. Che una donna apparisse vestita di sole388 E infine Ella lo ha incoronato, e a sua volta ha meritato di essere da Lui incoronata. Uscite figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona che gli pose sua madre389.

Ma questo si riferisce ad un altro momento. Ora piuttosto entrate e vedete la Regina con la corona con la quale l’ha incoronata il suo Figlio.

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7. Le dodici stelle del suo diadema

7. Sul suo capo una corona di dodici stelle390. È certamente degno di essere coronato di stelle quel capo che, risplende molto più luminoso di quelle, e che dà loro splendore più che essere da quelle adornato. Perché le stelle non dovrebbero adornare colei che il sole veste? Come a primavera – dice – la circondavano le rose e i gigli della valle391. La Sinistra dello Sposo è sotto il suo capo, e la Destra di Lui già la abbraccia392. Chi è in grado di valutare il prezzo delle stelle. Chi può solo enumerare le stelle che sono incastonate nel diadema regale di Maria? . Supera la capacità dell’uomo spiegare la struttura di questa corona, indicarne la composizione.

A noi però, nella misura della nostra piccolezza, pur astenendoci dall’indagare pericolosamente i segreti, pare di comprendere in queste dodici stelle dodici prerogative di /40/ doni, che abbelliscono Maria in modo singolare.

In Maria infatti, possiamo trovare le prerogative del cielo, le prerogative della carne, e le prerogative del cuore, e se moltiplichiamo per quattro queste tre serie di prerogative, avremo forse individuate le dodici stelle, con le quali il diadema della nostra regina risplende più di tutti gli altri.

Risplende per me un fulgore abbagliante per prima cosa: nella sua generazione, per seconda cosa nel saluto dell’Ange lo, come terza nella venuta in lei dello Spinto Santo e per quarta nella ineffabile concezione del Figlio di Dio.

Anche da qui irraggia lo splendore di altre quattro stelle: le primizie della verginità, la fecondità senza corruzione, la gravidanza senza peso, e il parto senza dolore .

Ma rifulgono anche in Maria di un casto speciale splendore la mansuetudine propria del pudore, la devozione dell’umiltà, la grandezza d’animo della fede e il martino del cuore. Lascio alla vostra attenta cura il guardare con attenzione a ciascuna di queste. Per parte mia mi considererò soddisfatto se avrò potuto descriverne anche brevemente.

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8. La prima stella: la nascita di Maria

8. Quale stella brilla nella generazione di Maria? Chiarissimo: l’essere nata da stirpe regale, Tesser discesa da seme di Abramo, Tesser generata dalla stirpe di Davide393. Se ciò ti pare poco, aggiungi che questa generazione per un singolare privilegio di santità, fu, come è noto, concessa per grazia divina; che molto tempo prima era stata promessa dai Padri, che era stata prefigurata con misteriosi prodigi, 394 ed era stata annunziata dalla voce dei Profeti.

A lei si riferivano simbolicamente la verga di Aronne che fioriva senza radici; il vello di Gedeone, che appariva madido di rugiada395 in mezzo all’aia asciutta; la porta orientale della visione di Ezechiele396, che non era stata mai aperta a nessuno.

Lei preannunziava il profeta Isaia, più chiaramente di ogni altro, quando /41/ prometteva che un virgulto sarebbe germogliato dalla radice di lesse397, o, più esplicitamente, che una vergine avrebbe partorito. Con ragione, dunque, dice la Scrittura398 che apparve nel cielo questo grande prodigio è, e che già da lungo tempo era stato promesso dal cielo: Il Signore stesso vi darà un segno: Ecco che una vergine concepirà399. E diede difatti un segno grande, poiché è grande Egli stesso che lo ha dato.

Quale occhio non rimane abbagliato dal riverbero del fulgore di questa prerogativa? Ed il merito incomparabile della nostra vergine e la grazia unica della qua le fu piena ci vengono segnalati e confermati dal fatto che l’arcangelo la saluta400 con tanto rispetto e deferenza, da dare l’impressione che fin da allora la stia contemplando come assisa in un trono regale al di sopra di tutte le schiere celesti, in un atteggiamento quasi di adorazione verso questa donna, egli che fino a quel momento era abituato a ricevere, senza meravigliarsi, segni di venerazione da parte degli uomini401.

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9. La seconda stella: la concezione verginale

9. Ed ecco che risplende di pari luce il modo in solito con il quale Ella concepisce, non nel peccato402 come tutte le altre donne, ma in piena santità, Ella sola, per lo Spinto Santo che discese sopra di Lei. Poiché l’aver generato il vero Dio e Figlio di Dio, in modo che dal suo seno uscisse lo stesso Figlio di Dio e figlio dell’uomo, Dio ed uomo allo stesso tempo, è tale un abisso di luce che sono certo nemmeno lo sguardo degli angeli può non offuscarsi davanti alla veemenza di un simile fulgore. D’altra parte, la verginità del suo corpo ed il proposito di conservarla sono messi in luce principalmente dalla novità stessa di questo proposito, in quanto Ella, superando in libertà di spirito403 i precetti della Legge mosaica, fa voto a Dio di consacrare a Dio la santità del suo corpo e del suo spirito. E che questo proposito fosse possibile perché fondato su un fondamento fermo ed inviolabile, lo prova la costante sua risposta all’angelo che le promette un figlio: Come potrà ciò /42/ accadere, giacché non conosco uomo404? . E fu certo per questo che al principio Ella restò turbata alle sue parole e rifletteva sul significato di quél saluto, avendo udito che la proclamava benedetta fra le donne405, mentre aveva sempre desiderato di essere benedetta fra le vergini. E cercava perciò di capire fin da allora che saluto fosse quello, che già le appariva sospetto. Ma appena intravide nella promessa del figlio un pencolo per la sua verginità, non potè più oltre trattenersi dal dire: Come sarà ciò possibile, giacché non conosco uomo? A buon diritto quindi meritò la benedizione fra le donne senza perdere quella fra le vergini, affinché fosse in lei di gran lunga più gloriosa la verginità unita alla fecondità, e la fecondità con la verginità: due prerogative che, come due stelle, mutuamente accrescono il loro splendore scambiandosi la luce dei rispettivi raggi.

Grande onore è l’essere vergine, ma immensamente più grande è l’essere vergine e madre. E giustamente per ciò Ella sola, che aveva concepito senza il piacere della carne, fu esente dal noioso fastidio di cui soffrono tutte le donne incinte. Così anche nei primi mesi della sua gestazione, quando le altre donne si sentono più gravemente il peso del loro stato, Maria con ogni sollecitudine salì la montagna per assistere Elisabetta406. Ma anche nella imminenza del parto ascese a Betlemme407 portando nel seno quel suo preziosissimo deposito, portando quel peso leggero408, dal quale piuttosto era ella stessa portata. E quanta luce ancora in occasione del parto, quando con nuova esultanza diede alla luce il Figlio, estranea lei sola dalla maledizione e dal dolore comune a tutte le donne partorienti.

Se vogliamo valutare il valore delle cose dalla loro rarità, non troveremo nulla più raro di questo, perché in tutte queste circostanze nessuna donna fu simile a lei, né lo potrà essere mai più in avvenire. Considerando attentamente queste prerogative noi non restiamo soltanto ammirati, ma ne ricaviamo anche venerazione, devozione, e consolazione.

/43/

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10. L’imitazione di Maria

10. Ma le riflessioni che ci restano da fare chiedono da noi anche la imitazione.

Non possiamo imitarla nell’essere promessi da Dio prima della nascita tante volte ed in tante maniere, né nell’ essere annunziati dal cielo, e nemmeno di essere onorati dall’arcangelo Gabriele con il privilegio di un saluto speciale. E molto meno convengono a noi le altre due circostanze, che sono suo esclusivo segreto. Di lei sola, infatti, fu detto: Quel che è generato in te è opera dello Spirito Santo409, ed a lei sola fu detto: Il santo che nascerà da te, sarà chiamato Figlio di Dio410 Si presentino al Re le vergini, ma dopo di lei, il primato lo rivendica a sé sola.. Tanto più che ella sola concepì senza peccato, portò la gravidanza senza esserne affaticata, e senza dolori partorì suo figlio.

Nulla di tutto questo si esige da noi; ma tuttavia si esige qualcosa. Potremmo noi forse essere scusati, solo perché non abbiamo ricevuto i doni singolari di Maria, se mancasse in noi anche la dolcezza del pudore, la umiltà del cuore, la grandezza d’animo della fede e lo spinto di compassione? Il rossore sul viso di un uomo pudico è come una gemma preziosissima sul diadema, come una stella411 fulgente sulla sua fronte.

Chi può pensare che sia mancata questa grazia, a colei che fu la piena di grazia412? Maria fu pudica, come lo attesta il Vangelo. In nessuna circostanza ella ci si mostra loquace oppure presuntuosa. Se ne stava fuori in attesa di poter parlare al Figlio413, senza far valere la sua autorità materna interrompendo il suo discorso, od entrando nella casa dove Egli stava parlando. Nei testi di tutti e quattro i Vangeli, se ricordiamo bene, solo quattro volte sentiamo Maria che parla. La prima volta rivolta all’angelo414, ma dopo che questi già per due volte le aveva diretto la parola; la seconda volta rivolta ad ad Elisabetta415, quando la voce del suo saluto fece esultare Giovanni nel seno di sua madre, e mentre questa lodava Maria, Ella piuttosto si preoccupò di magnificare il Signore; la terza volta si indirizzò al Figlio416 che aveva dodici anni, dicendo che ella e suo padre afflitti lo avevano /44/ cercato; la quarta volta, al Figlio ed ai servitori alle nozze di Cana417. Ed in questa occasione il suo intervento fu segno evidentissimo di innata mansuetudine e di verginale pudore. Facendo, infatti, suo l’imbarazzo altrui, non potè sopportare né dissimulare la mancanza del vino. E quando fu rimproverata dal Figlio, Ella, dolce ed umile di cuore418, non gli risponde e nemmeno si perde d’animo, ma raccomanda agli servi di fare quello che Egli avrebbe detto loro.

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11. Silenzio, mitezza e umiltà

11. Dice il Vangelo che i Pastori, accorsi fin dal primo momento, trovarono Maria prima di ogni altro. Trovarono Maria e Giuseppe ed il Bambino posto nella mangiatoia419. Ed anche i Magi, se ben ricordo, trovarono il fanciullo con Maria sua Madre420, e quando Ella presentò al tempio del Signore il Signore del tempio, udì da Simeone molte cose che riguardavano sia lui che se stessa421, restìa a parlare ma pronta ad ascoltare422. Ed infatti, Maria ricordava tutte queste parole e le andava meditando in cuor suo423; ma non si trova mai, in tutte queste circostanze, nemmeno riguardo al mistero stesso della incarnazione del Signore, parola alcuna da parte sua.

Poveri noi, il nostro spirito ci esce dalle narici424! Poveri noi che parliamo fino a perdere il fiato425 e, come dice quel Poeta Comico, la lasciamo scappare da mille fessure426. Tante volte aveva Maria ascoltato suo Figlio, non solo quando parlava in parabole alla folla, ma quando rivelava427 ai discepoli che aveva portato con sé, i sublimi misteri del Regno di Dio; lo aveva visto compiere miracoli, poi lo aveva visto appeso alla Croce morire, risorgere ed ascendere al cielo; ma quante volte, in tutte queste circostanze, è stata udita la voce di questa Vergine vereconda, di questa pudica tortora? Leggiamo in /45/ fine negli Atti degli Apostoli, che al ritorno dal monte degli Olivi tutti unanimi perseveravano nella preghiera. Tutti chi? Se ci fosse stata Maria sarebbe stata nominata per prima, non solo perché tutti precede come madre del Verbo, ma anche per la sua particolare santità. Invece si dice: Pietro ed Andrea, Giacomo e Giovanni, e poi seguono gli altri, tutti costoro perseveravano unanimi nella preghiera insieme alle donne ed a Maria Madre di Gesù428. Si mostrava forse così Ella come l’ultima fra le donne, da essere nominata all’ultimo posto? Oh! come erano veramente ancora carnali i discepoli, che non avevano ancora ricevuto lo Spirito Santo, perché Gesù non era stato ancora glorificato429, quando disputavano fra loro a chi fosse il primo430, mentre Maria quanto più era grande tanto più si umiliava non solo fra tutti, ma anche più di tutti. Giustamente perciò da ultima divenne la prima431, colei che essendo la prima di tutti si faceva l’ultima. Giustamente fu fatta Signora di tutti colei che di tutti si mostrava la serva. Giustamente infine è stata esaltata al di sopra degli Angeli432, colei che con ineffabile mansuetudine si piegava al di sotto delle vedove e delle penitenti, al di sotto dì quella dalla quale erano stati scacciati sette demoni433.

Vi supplico, figliuoli miei, imitate questa virtù se amate Maria; se vi sforzate di piacerle, imitate la modestia. Nulla è più adatto all’uomo, nulla si confà di più ad un cristiano e specialmente ad un monaco.

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12. In questa mansuetudine della Vergine si manifesta chiaramente la virtù dell’umiltà. Sono infatti come sorelle di latte la mansuetudine e la umiltà, e le troviamo alleate molto più strettamente in Colui che diceva: Imparate da me che sono mite ed umile di cuore434. Come, infatti, la superbia è madre della presunzione, così anche la vera mansuetudine proviene dalla vera umiltà. Né soltanto dal silenzio di Maria viene espressa la sua umiltà, ma con evidenza essa si manifesta nelle sue parole. Aveva sentito dirsi: Colui che nascerà da te sarà santo, e sarà chiamato Figlio di Dio435, e risponde soltanto di essere la serva del Signore436. Poi giunse a casa di Elisabetta, ed a questa lo Spirito /46/ Santo rivela subito la gloria singolare della Vergine. E essa manifestava la sua ammirazione per la persona che veniva dicendo: Come mai la Madre del mio Signore viene da me437? e sì riferiva con meraviglia alle sue parole di saluto aggiungendo: Non appena il suono del tuo saluto è giunta alle mie orecchie il bambino ha esultato di gioia nel mio seno438. E subito magnificava la sua fede: Beata tu, che hai creduto, perché in te si compiranno tutte le cose che ti sono state dette dal Signore439.

Grande elogio, dunque; ma la umiltà impedisce a Maria di attribuirsi merito alcuno, ed ogni gloria ella riversa in Colui, le grazie del quale venivano lodate in lei. Tu, dice ella ad Elisabetta, magnifichi la Madre del Signore, ma l’anima mia magnifica il Signore440. Alla mia voce tu dici che ha esultato di gioia tuo figlio; ma il mio spirito ha esultato in Dio mio salvatore441; ed egli pure, come amico dello sposo, si rallegri con gioia alla voce dello sposo442. Tu mi proclami beata per aver creduto, ma la causa della mia fede e della mia beatitudine deve attribuirsi piuttosto al fatto che avverto su di me lo sguardo della misericordia divina, così che tutte le genti mi diranno beata, perché Dio ha rivolto il suo sguardo alla serva umile e piccola443.

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13. La fede di Maria

13. Ed allora, dobbiamo forse supporre che si sia sbagliata santa Elisabetta, per bocca della quale parlava lo Spinto Santo? Niente affatto. È beata Colei alla quale Dio ha rivolto lo sguardo444, e beata anche perché ha creduto445.

Questa fede, infatti, è un mirabile effetto dello sguardo di Dio. E lo Spinto Santo, sopravvenendo in lei con ineffabile intervento446, e fuse nel segreto del suo cuore verginale una così immensa grandezza e una così profonda umiltà, in modo che, come abbiamo detto prima della verginità e della fecondità, anche queste due prerogative si /47/ danno l’un l’altra splendore, come due stelle447 che si scambiano i raggi; e né l’umiltà è sminuita da siffatta grandezza, né la grandezza è offuscata dalla sua grande umiltà. Ma essendo Lei così umile nella valutazione di se stessa, e tuttavia grande nella fede che crede alla promessa, ma così umile da non credersi altro che una piccola ancella448; non dubitava tuttavia di essere stata scelta per un mistero incomprensibile, per un meraviglioso scambio, per un imperscrutabile sacramento, e credeva che sarebbe divenuta vera Madre di Dio e dell’uomo449.

In questo modo agisce nel cuore degli eletti l’efficacia della grazia divina: l’umiltà non li rende pusillanimi, e la grandezza d’animo non li fa diventare arroganti, piuttosto cooperano l’una con l’altra così che non solo nella magnanimità non si inserisca nessuna superbia, ma da questo soprattutto si accresca l’umiltà, che si ritrovano maggiormente timorati di Dio e non ingrati a colui che elargisce ogni dono; e rispettivamente a motivo dell’umiltà non si insinua nessun tipo di pusillanimità, ma quanto meno uno era abituato a presumere delle proprie forze nelle piccole cose, tanto più per le grandi cose confida nella potenza di Dio.

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14. Il martirio della Vergine

14. Il Martino della Vergine poi – se ricordate lo abbiamo nominato per dodicesimo tra le stelle del suo diadema450 è presente sia nella profezia di Simeone, sia nella stessa narrazione della Passione del Signore. Egli è posto – dice il santo anziano del bambino Gesù – come segno di contraddizione, e anche a te una spada – era rivolto a Maria – trafiggerà l’anima451.

Davvero, beata Madre, una spada ha trapassato la tua anima. Non sarebbe potuta penetrare nella carne del Figlio se non trafiggendo la tua anima. E dopo che quel tuo Gesù – di tutti, certo, ma specialmente tuo – ebbe emesso lo spirito452 quella lancia crudele che gli aprì il fianco453, non risparmiando neppure a un morto a cui non poteva più far danno, /48/ non raggiunse l’anima di lui, ma trapassò la tua anima. L sua anima non era ormai più lì; ma la tua non poteva essere strappata da quel luogo. La veemenza del dolore dunque attraversò la tua anima, così che giustamente ti chiamiamo più che martire perché in te l’affetto della compassione ha superato il sentimento della passione fisica.

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15. O non fu per te più di una spada quella parola che davvero attraversò a la tua anima e la penetrò fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito454: Donna, ecco tuo figlio455? Che scambio! Ti viene consegnato Giovanni, al posto di Gesù. Il servo al posto del Signore, il discepolo invece del Maestro, il Figlio di Zebedeo456, invece del Figli odi Dio, un uomo schietto al posto di un vero Dio! Il sentir dire queste parole come non avrebbe trapassato la tua anima sensibilissima quando anche il solo ricordo di esse spezza i nostri cuori, anche se sono di sasso, anche se sono di ferro?

Non meravigliatevi, fratelli, che si dica che Maria sia stata martire nell’anima. Si meravigli pure che non ricorda di aver sentito che Paolo annoverava tra i massimi delitti dei pagani l’essere “senza affezione”457. Questo peccato, che fu così lontano dalle viscere di Maria, lo sia anche dai suoi piccoli servi. Ma forse qualcuno dirà: non era forse consapevole che Cristo doveva morire? Senza dubbio. Non sperava dunque che sarebbe subito risorto? Lo sapeva con fiducia. E nonostante ciò provò dolore quando fu crocifisso? E grande dolore. Altrimenti, che tipo di uomo sei tu, fratello, o da dove ti viene questa sapienza458 che ti porta a meravigliarti più della compassione di Maria che della Passione del Figlio di Maria? Egli potè morire fisicamente, e lei non avrebbe potuto morire con lui nel cuore? La prima cosa l’ha operata la carità, quella carità della quale nessuno possiede una più grande459 ma anche questa seconda cosa l’ha operata una carità tale che dopo di questa non ve ne fu un’altra simile.

Ormai, Madre di misericordia, la Luna, giacendo prostrata ai tuoi piedi, per lo stesso affetto del tuo spirito purissimo e schietto, con devote suppliche chiede che tu sia costituita sua mediatrice presso il sole di giustizia, perché nella tua luce veda la luce460. E con la /49/ tua intercessione desidera ottenere la grazia del sole. Egli ti ha amato e abbellito più di ogni altra creatura. Ti ha rivestito del titolo di gloria461 e ha posto sul tuo capo la corona della bellezza462.

Sì, Tu sei piena di grazia, piena di celeste rugiada, appoggiata al tuo Diletto, traboccante di delizie463 ricolma di delizie. Da oggi il cibo ai tuoi poveri, o Signora; si sfamino essi, come i cagnolini, con le briciole della tua mensa464, e dalla tua anfora traboccante fa che non soltanto beva il servo di Abramo, ma anche si dissetino i cammelli, perché sei tu veramente la fanciulla prescelta e predestinata465 al Figlio dell’Altissimo, che è sopra ogni cosa Dio benedetto nei secoli466.

Traduzione di Sr. M. Francesca Righi – Monastero Cistercense Valserena

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(340) Trad. delle monache di Vaiserena, sul testo latino di Leclercq. Torna al testo ↑

(341) Rom 5, 15. Torna al testo ↑

(342) Mt 12, 20. Torna al testo ↑

(343) 2 Cor 3, 5 Torna al testo ↑

(344) Gn 2, 18. Torna al testo ↑

(345) 1 Tm. 2, 5 Torna al testo ↑

(346) SI 100, 1 Torna al testo ↑

(347) Eb 5, 8. Torna al testo ↑

(348) Eb 2, 17. Torna al testo ↑

(349) Eb. 12, 29 Torna al testo ↑

(350) SI 67, 3. Torna al testo ↑

(351) Le 1, 28. Torna al testo ↑

(352) Gn 3, 6. Torna al testo ↑

(353) 1 Cor 9, 22 Torna al testo ↑

(354) Rm 1, 14 Torna al testo ↑

(355) Gv 1, 16. A Maria vengono applicati versetti che normalmente sono riferiti a Cristo o a una funzione pastorale Torna al testo ↑

(356) SI 18, 7. Torna al testo ↑

(357) Ape 12, 1 Torna al testo ↑

(358) Mt 5, 45. Torna al testo ↑

(359) Ape 12, 1. Torna al testo ↑

(360) Ant “Exaitata est” in Assunmptione Torna al testo ↑

(361) Sir 27, 12 Torna al testo ↑

(362) 1 Tim 6, 16 Torna al testo ↑

(363) Is 6, 6. Torna al testo ↑

(364) Gb2, 10 Torna al testo ↑

(365) Mt 25, 2. Torna al testo ↑

(366) Sir 27, 12. Torna al testo ↑

(367) Gn 3, 15. Torna al testo ↑

(368) Le 1, 48. Torna al testo ↑

(369) Mt 2, 28. Torna al testo ↑

(370) Gn 3, 15. Torna al testo ↑

(371) Gv. 15, 5 Torna al testo ↑

(372) Ap. 12, 1 Torna al testo ↑

(373) Gn 32, 26. Torna al testo ↑

(374) Rm 11, 23. Torna al testo ↑

(375) Gdc 6, 36-40. Torna al testo ↑

(376) Es 3, 5. Torna al testo ↑

(377) Es 3, 3. Torna al testo ↑

(378) Es 3, 2. Torna al testo ↑

(379) Eb 12, 29. Torna al testo ↑

(380) Le 1, 35. Torna al testo ↑

(381) SI 103, 2 Torna al testo ↑

(382) 1 Cor 2, 14. Torna al testo ↑

(383) Rm. 13, 14. Torna al testo ↑

(384) Lei, 30. Torna al testo ↑

(385) Gv 6, 57. Torna al testo ↑

(386) Ape 12, 1. Torna al testo ↑

(387) Ger31, 22 Torna al testo ↑

(388) Zac 6, 12 Ecco un uomo che si chiama Germoglio Torna al testo ↑

(389) Cant 3, 11. Torna al testo ↑

(390) Ap. 12, 1 Torna al testo ↑

(391) Sir 50, 8. Torna al testo ↑

(392) Cant 2, 6 Torna al testo ↑

(393) Resp. “Nativitas” in Nat. BVM Torna al testo ↑

(394) Nm 17, 8. Torna al testo ↑

(395) Gdc 6, 36-38. Torna al testo ↑

(396) A A A o Torna al testo ↑

(397) is 11, 1. Torna al testo ↑

(398) Ape 12, 1. Torna al testo ↑

(399) Is. 7, 14. Torna al testo ↑

(400) Le 1, 28. Torna al testo ↑

(401) Gn 19, 11; Gdc 13, 20: Tob 12, 16. Torna al testo ↑

(402) SI 50, 7. Torna al testo ↑

(403) 2 Cor 3, 17 Torna al testo ↑

(404) Le. 1, 34. Torna al testo ↑

(405) Le 1, 28. Torna al testo ↑

(406) Lei, 39. Torna al testo ↑

(407) Le 2, 4-5. Torna al testo ↑

(408) Mt 11, 30. Torna al testo ↑

(409) Mt. 1, 20 Torna al testo ↑

(410) Le. 1, 34 Torna al testo ↑

(411) Ape 12, 1. Torna al testo ↑

(412) Le 1, 28. Torna al testo ↑

(413) Mt 12, 46. Torna al testo ↑

(414) Lei, 34. Torna al testo ↑

(415) Le 1, 46-55. Torna al testo ↑

(416) Le 2, 48. Torna al testo ↑

(417) Gv 2, 3-5. Torna al testo ↑

(418) IM 11, 29. Torna al testo ↑

(419) Le. 2, 16 Torna al testo ↑

(420) Mt 2, 11. Torna al testo ↑

(421) Le 2, 22-35. Torna al testo ↑

(422) Gel, 19 Torna al testo ↑

(423) Le. 2, 19 Torna al testo ↑

(424) Cfr Is 2, 22 [22]Guardatevi dunque dall’uomo, nelle cui narici non v’è che un soffio, perché in quale conto si può tenere? Torna al testo ↑

(425) Pr 29, 11 Torna al testo ↑

(426) Cfr Terenzio, Eunuchus, 105. Torna al testo ↑

(427) Me 4, 11. Torna al testo ↑

(428) AT 1, 124. Torna al testo ↑

(429) Gv. 7, 39 Torna al testo ↑

(430) Le 22, 24. Torna al testo ↑

(431) Mt 19, 30. Torna al testo ↑

(432) Cfrant. Esaltata est..in Assumptione. Torna al testo ↑

(433) Le 8, 2 Torna al testo ↑

(434) Mt. 11, 29 Torna al testo ↑

(435) Le. 1, 35. Torna al testo ↑

(436) Lei, 38. Torna al testo ↑

(437) Le 1, 43. Torna al testo ↑

(438) Le. 1, 43-44 Torna al testo ↑

(439) Le. 1, 45. Torna al testo ↑

(440) Le 1, 46. Torna al testo ↑

(441) Le 1, 47 Torna al testo ↑

(442) Gv 3, 29. Torna al testo ↑

(443) Le 1, 48. Torna al testo ↑

(444) Le 1, 25. Torna al testo ↑

(445) Le 1, 45. Torna al testo ↑

(446) Lei, 35. Torna al testo ↑

(447) Ape 12, 1. Torna al testo ↑

(448) Lei, 38. Torna al testo ↑

(449) Leone Magno, Sermo 21, P.L. 54, 191 B Torna al testo ↑

(450) Ape 12, 1 Torna al testo ↑

(451) Le 2, 34-35. Torna al testo ↑

(452) Mt 27, 50. Torna al testo ↑

(453) Gv 19, 34.. Torna al testo ↑

(454) Eb 4, 12.: Torna al testo ↑

(455) Gv 19, 26. Torna al testo ↑

(456) Mt 4, 21. Torna al testo ↑

(457) Rm 1, 3. Torna al testo ↑

(458) Mt 13, 54. Torna al testo ↑

(459) Gv 15, 13; Torna al testo ↑

(460) SI 35, 10 Torna al testo ↑

(461) Sir 6, 32. Torna al testo ↑

(462) Ez 16, 12. Torna al testo ↑

(463) Cant 8, 5 Torna al testo ↑

(464) Mt 15, 27. Torna al testo ↑

(465) Gn 24, 14 Torna al testo ↑

(466) Rm. 9, 5 Torna al testo ↑

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